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Pompei, tracce di un passato visibile nel presente

Pompei, tracce di un passato visibile nel presente

Poche città come Pompei possono avvalersi di una fama così grande e diffusa, grazie alle sue caratteristiche architettoniche e alle sue scoperte archeologiche che ne fanno un modello di turismo senza eguali dal punto di vista di reperti antichi e antichi siti di scavi.

Pompei
Pompei


La città si trova in Campania, a poca distanza da Napoli, importantissima perché rappresenta un fondamentale anello di congiunzione tra storia antica e storia moderna, un esempio di come una civiltà così remota come quella romana, può ancora essere visibile sotto i nostri occhi, portandovi davanti allo sguardo una realtà che un semplice libro di storia non potrebbe mai raccontare con quell’emozione e quella semplicità, non con lo stesso pathos che possiamo rivivere sulla nostra pelle man mano che ci addentriamo nelle profondità di questa prova di antico splendore.

Via di Pompei flickr.com - sellersfamily
Via di Pompei



Pompei prima e dopo
Pompei  ha una storia antica pari a quella di Roma, anche se si può parlare di vera e propria urbanizzazione quando si trasforma in un crocevia di commerci, diventando una città più ricca e viva, sempre al centro di scambi data la sua posizione, forte di un rapido sviluppo e per questo importante e famosa, inoltre si pensa che in questa città sia nato il famoso poeta Lucrezio, l’autore del De Rerum Natura. Pompei tuttavia  perde tutto il suo valore tragicamente, dopo l’eruzione catastrofica che chiuderà la prima fase di Pompei. 

Resti di Pompei flickr.com - lostbob
Resti di Pompei


Grazie al Santuario della Beata Vergine del Rosario, Pompei ha potuto risorgere una seconda volta: grazie a questo santuario del 1891, un nuovo pellegrinaggio ha visto Pompei recuperare parte dell’attrazione che tanto manifestava in un’epoca lontana, rafforzata anche dalla presenza dei Pink Floyd per il loro live del 1972. Nonostante questo e la presenza fissa di milioni e milioni di turisti ogni anno, solo alcuni anni fa, nel 2004, è stata ufficialmente riconosciuta come città dal Presidente della Repubblica Ciampi.


Il vesuvio
Nel 79 a.c, quella che da tutti era creduta solo una montana, si rivelò un temibile vulcano, e con ceneri e lapilli il Vesuvio fece scomparire Pompei sotto metri e metri di cenere, lapilli e materiale vulcanico, seppellendo la città stessa con la maggior parte delle case e dei suoi abitanti. Nonostante la tragedia, si può comunque trovare un elemento positivo, intatti grazie alla cenere e ai sedimenti dovuti all’eruzione, durante i primi scavi archeologici si notò come tutti quei materiali avessero conservato ogni cosa allo stato di  allora, mantenendo inalterate persino le persone, ed interi edifici, permettendo così di avvicinarci a tracce mai così nitide prima di allora, della civiltà romana.

Pompei nuova e Pompei vecchia nello sfondo il Vesuvio flickr.com - nickherber
Pompei nuova e Pompei vecchia nello sfondo il Vesuvio



Plino il Vecchio e Plinio il Giovane

Tutte le informazioni riguardanti l’eruzione del Vesuvio sono riportate in una lettera scritta da Plinio il Giovane, nipote di Plinio il Vecchio, in cui racconta a Tacito come sono si sono svolti i fatti e di come lo zio stesso sia morto insieme alla città. Nel 62 infatti, si era verificato un forte terremoto che aveva causato la distruzione di parte della città e durante l 79 i lavori ancora procedevano quando il 24 agosto di quello stesso, Plinio il Vecchio vide una strana massa scusa, come una nuvola, levarsi dal camino del Vesuvio, e subito dopo l’uomo decise di avvicinarsi per osservare meglio il fenomeno. Mentre si trovava vicino alla costa a bordo della nave, un’improvvisa richiesta di aiuto da parte della moglie di un amico lo spinge a raggiungere la città, mettendo così a repentaglio la propria vita, mentre pomici, lapilli e gas ormai avvolgevano la città come un manto, soffocando e ricoprendo tutto come neve grigia. Purtroppo, anche Plinio il Vecchio morì soffocato dai gas, al contrario di suoi nipote il Giovane che scelse di non andare per dedicarsi ai suoi studi. Oltre alla città di Pompei, anche Ercolano e Stabbia furono colpite dalla sciagura, ma è davvero incredibile notare come da quel secolo fino all’800, grazie ai lapilli e ai gas, tutto si sia conservato come ad un museo delle cere, mantenendo inalterato ogni dettaglio fisico del luogo.

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